Mare urbano. Architetture balneari oltre il turismo

saggio introduttivo

Silvia Vespasiani

L’architettura balneare europea ha attraversato diversi decenni di episodi costruttivi che, nel bene e nel male, hanno conformato l’espansione delle città litoranee e segnato profondamente il paesaggio costiero. Evolvendosi da luoghi d’élite a infrastrutture per il turismo di massa fino alle attuali rigenerazioni dei waterfront, più attente alla sostenibilità e all’ambiente naturale, gli spazi urbani costieri hanno mutato il rapporto tra mare, città e territorio sperimentando nuove strategie per il progetto urbano e architettonico. Nel primo periodo ottocentesco, molti insediamenti costieri si articolano secondo l’urbanistica diffusa della città giardino per il ruolo salutistico e terapeutico che ricoprono, oppure si determinano per successive aggregazioni di contenitori isolati seguendo l’infrastrutturazione viabilistica, la bonifica di paludi, la ridefinizione del rapporto tra terra, spiaggia e mare. Nasce il lungomare, concepito come elemento urbano e ordinatore, non più come separazione da un ambiente diverso e ostile.

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