Dalle palafitte di bonifica alle città spugna. La nostra grande storia dell’architettura sulle acque

saggio introduttivo

Erasmo D’Angelis

Quando ancora mancavano alcuni millenni alla nascita delle grandi civiltà caratterizzate da costruzioni con l’uso dei mattoni di argilla essiccati al sole, i nostri cavernicoli dei Sassi materani avevano già costruito la loro “città di pietra” con case-grotta scavate nella calcarenite, riconosciute Patrimonio Unesco per l’eccezionale testimonianza “del modo di utilizzare le qualità dell’ambiente naturale, per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua”. L’ingegno istintivo dei Matheolani dell’Apulia, come li definisce Plinio il Vecchio, riuscì a mitigare gli eccessi climatici con sistemi primordiali oggi rivalutati nell’urbanistica bioclimatica e nella bioedilizia. E nella città dei Sassi è nata anche la prima gestione dell’acqua della storia umana, con il recupero delle acque piovane attraverso canalette scavate nella roccia e convogliate in cisterne a campana, con drenaggi da infiltrazioni capillari o da condensazione, con l’irrigazione dei primi giardini pensili e orti.

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