Shelter appropriati: verso nuove forme dell’abitare in contesti di crisi
saggio introduttivo
Alessio Battistella
Nel 2024, secondo i dati UNHCR, oltre 123 milioni di persone nel mondo sono state costrette ad abbandonare la propria casa a causa di guerre, disastri naturali o crisi ambientali. Di queste, il 60% vive in condizione di sfollamento interno e quasi i tre quarti si trovano in paesi a basso o medio reddito. In parallelo, la crisi climatica intensifica fenomeni di migrazione forzata: ogni anno circa 20 milioni di persone perdono la propria abitazione per eventi estremi come inondazioni, siccità o cicloni. Questi numeri delineano un quadro in cui l’abitare diventa un’urgenza globale e la progettazione dello shelter si trasforma in un campo cruciale di innovazione sociale, tecnica e culturale. L’evoluzione dello shelter ha radici profonde anche nella storia dell’architettura moderna. Le sperimentazioni sulla casa minima e la prefabbricazione leggera, nate in risposta alle emergenze belliche e alla necessità di ricostruzione rapida del dopoguerra, hanno posto le basi per molte delle soluzioni contemporanee.

































