IL VALORE DEI VUOTI NELLA CITTÀ DENSA. LA CASA A CORTE NELLA PARIGI DEL XX E DEL XXI SECOLO

saggio introduttivo

Cristiana Mazzoni

Corti, cortili, terrazze, logge, passaggi e giardini nascosti alla vista dei passanti e accessibili solo a pochi privilegiati: negli ultimi secoli architetti e letterati, viaggiatori e semplici “flaneurs” hanno lasciato importanti testimonianze riguardanti questi spazi che disegnano il cuore delle case legate alla tradizione tipologica mediterranea. Nel XV secolo Leon Battista Alberti dà alle corti un posto d’onore nella teoria e nella progettazione architettonica, citandole come luoghi domestici e allo stesso tempo aperti sulla città, come spazi in cui gli ospiti vengono accolti e onorati. Nella letteratura del XVI secolo il poeta francese Gilles Corrozet cita in un suo scritto l’atmosfera domestica del cortile delle case, al contempo un luogo in cui si esprimono le magnificenze materiali e sociali della famiglia. Allo stesso modo, lo storico dell’architettura francese Julien Guadet, all’inizio del XX secolo, dedica al cortile un lungo capitolo del suo Corso di architettura. Tuttavia, l’importanza del cortile nella progettazione architettonica e le innumerevoli descrizioni di luoghi domestici, spaziosi e riccamente decorati, dove rilassarsi lontano da occhi indiscreti, contrastano con le connotazioni negative che, dalla fine del XIX secolo, hanno trasmesso l’immagine di uno spazio essenzialmente coercitivo, poco aerato e pertanto malsano. Si pensi in particolare alle critiche di Le Corbusier riguardanti gli spazi degli immeubles de rapport della Parigi di Haussmann.

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