Sin da giovanissimo, Marco Casamonti ha intuito una verità tutta italiana: per essere riconosciuti non
basta essere bravi, occorre essere molte cose insieme. Architetto ma anche professore universitario,
animatore culturale, fondatore di associazioni, direttore di riviste. In Italia la specializzazione pura è
spesso un limite; la capacità di presidiare più ruoli, invece, diventa una strategia di successo.
Una rivista, in particolare, Casamonti non si è limitato a dirigerla: l’ha letteralmente inventata.
Area nasce come progetto editoriale consapevole e cresce numero dopo numero con una formula
tanto semplice quanto efficace. Fascicoli monografici, una grafica curata, immagini di qualità. Grande
comunicatore e dotato di una simpatia naturale, Casamonti è stato anche uno
straordinario costruttore di network. Con l’associazione Aid’A, a partire dalla metà degli anni Novanta,
diventa il punto di riferimento di una generazione di quarantenni e cinquantenni che improvvisamente
si affaccia sulla scena nazionale. Vive da protagonista il terremoto culturale di quegli anni, quando una
vecchia classe dirigente, residuato di altre stagioni, viene messa in minoranza e una nuova
generazione si prepara a prendere il sopravvento. Da personaggio intelligente e intuitivo quale è,
capisce però che le contrapposizioni più radicali sono destinate a esaurirsi in fretta e che a vincere non
è mai chi si schiera rigidamente da una parte o dall’altra, ma chi sa muoversi su entrambi i fronti. Non è
l’intelligenza che divide il capello in quattro con teorie astruse a fare la differenza, bensì l’empatia, la
capacità di comunicare passione, di costruire consenso. Casamonti cavalca insieme rinnovamento e
tradizione, innovazione e valori accademici più spendibili. Anche il recupero di figure finite, per ragioni
diverse, nel cono d’ombra: come Paolo Portoghesi, accantonato per i trascorsi postmoderni e per le
sue simpatie politiche. In questo clima arriva, quasi inevitabilmente, la promozione a professore
ordinario in età giovanissima. È nel nome di una qualità generica ma totalizzante che Casamonti
costruisce, con il supporto di uno studio eccellente, Archea, i propri progetti. Un’architettura che
attinge con disinvoltura a riferimenti diversi: Alvaro Siza, le avanguardie degli anni Settanta, la neo-
ecologia, le città di pietra, gli olandesi. Ne emerge un nuovo e raffinato eclettismo, fatto di citazioni
controllate, scelte con gusto e intelligenza, mai casuali.