Dalla collaborazione tra Moretti e Zorzi nacque un’opera in
cui l’essenzialità strutturale si coniuga con la pulizia del
disegno. Il ponte, concepito per ridurre al minimo l’impatto
visivo e contenere gli interventi di adattamento sulle
sponde del lungotevere, è realizzato in cemento armato
precompresso, scelta che ha consentito di ridurre la
sezione dell’impalcato e di accentuare la percezione di
leggerezza. Il dislivello
tra la sede dei binari e il piano stradale risolve con
particolare efficacia il rapporto tra traffico ferroviario e
automobilistico: i convogli scorrono infatti a una quota più
bassa, evitando un effetto di incombenza sulle corsie
carrabili e riducendo l’impatto visivo dei treni.
Dal punto di vista strutturale, l’impalcato in cemento armato
è sorretto da due piloni dalla configurazione tronco-conica
rovesciata, modellati con profili idrodinamici in modo da
opporre una minima resistenza alla corrente del fiume.
Anche l’intradosso curvo concorre a questa logica di
alleggerimento, evitando fronti rigidi in caso di piena del
Tevere e contribuendo a una lettura frontale estremamente
lineare. Ne deriva un’immagine asciutta ed essenziale, in
cui la struttura si configura come un profilo teso tra le due
sponde, attenuando la percezione materica del
calcestruzzo.
Uno degli aspetti più raffinati dell’opera riguarda il
trattamento del cemento a vista. La superficie, ottenuta con
grande accuratezza nella preparazione dei casseri e nella
gettata, evita giunti evidenti e variazioni cromatiche,
restituendo una materia omogenea, compatta e uniforme.
È proprio in questo controllo del dettaglio e della finitura
che si riconosce la sensibilità di Moretti: non un gesto
monumentale, ma una calibrata tensione tra plasticità e
astrazione, tra massa costruttiva e sottigliezza percettiva.
Pur dichiarando apertamente la propria modernità, il
calcestruzzo assume così una qualità quasi lapidea, con
una resa visiva che richiama, per certi aspetti, la
compattezza del travertino.
Il Ponte Pietro Nenni rappresenta quindi molto più di
un’infrastruttura funzionale legata alla rete metropolitana.
È un episodio esemplare dell’ingegneria e dell’architettura
italiana del Novecento, capace di trasformare un nodo
tecnico complesso in un’occasione progettuale di grande
qualità. In una città in cui i ponti
storici sono spesso associati alla monumentalità della
pietra, il Ponte Nenni adotta un altro linguaggio: quello di
una modernità disciplinata, che lavora per riduzione,
controllo e continuità.