8 September 2026

Ponte Pietro Nenni, un’infrastruttura moderna

dall'archivio IDC

Il Ponte Pietro Nenni attraversa il Tevere collegando il lungotevere Arnaldo da Brescia al lungotevere Michelangelo, tra i quartieri Flaminio e Prati. Conosciuto anche come “ponte della metropolitana”, è percorso dalla linea A, di cui costituisce l’unico tratto in superficie. Questa natura ibrida – al tempo stesso ferroviaria, carrabile e pedonale – ne fa un’opera atipica nel panorama infrastrutturale della capitale, dove occupa una posizione del tutto singolare. La sua realizzazione si inserisce nel quadro del concorso-appalto del 1961 per il completamento del tratto Termini-Risorgimento della linea A, nel segmento compreso tra le stazioni di piazzale Flaminio e Lepanto. In una prima fase era stata ipotizzata una galleria sotterranea sotto il fiume, soluzione presto abbandonata a causa delle condizioni geologiche del terreno. Si rese quindi necessario progettare un nuovo attraversamento, nel rispetto di vincoli precisi stabiliti dal Consiglio superiore dei Lavori Pubblici: non più di due pile in alveo, una luce centrale non inferiore a 39 metri – per limitare l’impatto sul corso del fiume – e la presenza di almeno due percorsi carrabili affiancati alla sede ferroviaria, così da garantire il doppio senso di marcia. Nel 1967 Metroroma, società vincitrice dell’appalto, affidò l’incarico a due figure di primo piano della cultura progettuale italiana del secondo Novecento: Luigi Moretti e Silvano Zorzi. Al primo spettò la definizione delle sagome e il controllo formale dell’opera; al secondo il progetto dell’impianto statico. Il progetto esecutivo fu completato nel 1968, mentre i lavori iniziarono solo nel 1971. L’inaugurazione avvenne nel 1980, poco dopo la morte di Pietro Nenni, lo statista socialista cui il ponte fu dedicato.
Dalla collaborazione tra Moretti e Zorzi nacque un’opera in cui l’essenzialità strutturale si coniuga con la pulizia del disegno. Il ponte, concepito per ridurre al minimo l’impatto visivo e contenere gli interventi di adattamento sulle sponde del lungotevere, è realizzato in cemento armato precompresso, scelta che ha consentito di ridurre la sezione dell’impalcato e di accentuare la percezione di leggerezza. Il dislivello tra la sede dei binari e il piano stradale risolve con particolare efficacia il rapporto tra traffico ferroviario e automobilistico: i convogli scorrono infatti a una quota più bassa, evitando un effetto di incombenza sulle corsie carrabili e riducendo l’impatto visivo dei treni. Dal punto di vista strutturale, l’impalcato in cemento armato è sorretto da due piloni dalla configurazione tronco-conica rovesciata, modellati con profili idrodinamici in modo da opporre una minima resistenza alla corrente del fiume. Anche l’intradosso curvo concorre a questa logica di alleggerimento, evitando fronti rigidi in caso di piena del Tevere e contribuendo a una lettura frontale estremamente lineare. Ne deriva un’immagine asciutta ed essenziale, in cui la struttura si configura come un profilo teso tra le due sponde, attenuando la percezione materica del calcestruzzo. Uno degli aspetti più raffinati dell’opera riguarda il trattamento del cemento a vista. La superficie, ottenuta con grande accuratezza nella preparazione dei casseri e nella gettata, evita giunti evidenti e variazioni cromatiche, restituendo una materia omogenea, compatta e uniforme. È proprio in questo controllo del dettaglio e della finitura che si riconosce la sensibilità di Moretti: non un gesto monumentale, ma una calibrata tensione tra plasticità e astrazione, tra massa costruttiva e sottigliezza percettiva. Pur dichiarando apertamente la propria modernità, il calcestruzzo assume così una qualità quasi lapidea, con una resa visiva che richiama, per certi aspetti, la compattezza del travertino. Il Ponte Pietro Nenni rappresenta quindi molto più di un’infrastruttura funzionale legata alla rete metropolitana. È un episodio esemplare dell’ingegneria e dell’architettura italiana del Novecento, capace di trasformare un nodo tecnico complesso in un’occasione progettuale di grande qualità. In una città in cui i ponti storici sono spesso associati alla monumentalità della pietra, il Ponte Nenni adotta un altro linguaggio: quello di una modernità disciplinata, che lavora per riduzione, controllo e continuità.

Le pagine dell'articolo de l'industria delle costruzioni dedicato al ponte e pubblicato sul n. 39, gennaio-febbraio 1974.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 499-Le forme dell’acqua – gen/giu 2026

Abbonati alla rivista per accedere alla versione integrale di questo contenuto

Articoli correlati

Ponte Pietro Nenni, un’infrastruttura moderna

La risposta della Spagna all’emergenza abitativa: l’architettura come leva di trasformazione

La nuova sede Deloitte presso la Fiera del Levante a Bari: un nuovo motore di rigenerazione urbana