8 September 2026

Archea. Architettura come atto narrativo

dalla rubrica L'INTERVISTA, a cura di Luigi Prestinenza Puglisi

Sin da giovanissimo, Marco Casamonti ha intuito una verità tutta italiana: per essere riconosciuti non basta essere bravi, occorre essere molte cose insieme. Architetto ma anche professore universitario, animatore culturale, fondatore di associazioni, direttore di riviste. In Italia la specializzazione pura è spesso un limite; la capacità di presidiare più ruoli, invece, diventa una strategia di successo. Una rivista, in particolare, Casamonti non si è limitato a dirigerla: l’ha letteralmente inventata. Area nasce come progetto editoriale consapevole e cresce numero dopo numero con una formula tanto semplice quanto efficace. Fascicoli monografici, una grafica curata, immagini di qualità. Grande comunicatore e dotato di una simpatia naturale, Casamonti è stato anche uno straordinario costruttore di network. Con l’associazione Aid’A, a partire dalla metà degli anni Novanta, diventa il punto di riferimento di una generazione di quarantenni e cinquantenni che improvvisamente si affaccia sulla scena nazionale. Vive da protagonista il terremoto culturale di quegli anni, quando una vecchia classe dirigente, residuato di altre stagioni, viene messa in minoranza e una nuova generazione si prepara a prendere il sopravvento. Da personaggio intelligente e intuitivo quale è, capisce però che le contrapposizioni più radicali sono destinate a esaurirsi in fretta e che a vincere non è mai chi si schiera rigidamente da una parte o dall’altra, ma chi sa muoversi su entrambi i fronti. Non è l’intelligenza che divide il capello in quattro con teorie astruse a fare la differenza, bensì l’empatia, la capacità di comunicare passione, di costruire consenso. Casamonti cavalca insieme rinnovamento e tradizione, innovazione e valori accademici più spendibili. Anche il recupero di figure finite, per ragioni diverse, nel cono d’ombra: come Paolo Portoghesi, accantonato per i trascorsi postmoderni e per le sue simpatie politiche. In questo clima arriva, quasi inevitabilmente, la promozione a professore ordinario in età giovanissima. È nel nome di una qualità generica ma totalizzante che Casamonti costruisce, con il supporto di uno studio eccellente, Archea, i propri progetti. Un’architettura che attinge con disinvoltura a riferimenti diversi: Alvaro Siza, le avanguardie degli anni Settanta, la neo- ecologia, le città di pietra, gli olandesi. Ne emerge un nuovo e raffinato eclettismo, fatto di citazioni controllate, scelte con gusto e intelligenza, mai casuali.

Stadio nazionale dell’Albania, Tirana, 2016-2019. Foto: Liridon Cani. In apertura, Cantina vinicola Antinori nel Chianti classico, Bargino (FI), 2004-2013. Foto: Pietro Savorelli e Associati

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 499–Le forme dell’acqua – gen/giu 2026

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