SPAZI PUBBLICI PER UNA NUOVA QUALITÀ URBANA

saggio introduttivo

Carlo Berizzi

Nella cultura architettonica lo spazio pubblico rappresenta l’insieme dei luoghi caratterizzati dall’uso collettivo che comprende piazze, strade, parchi e giardini, nelle loro diverse declinazioni. Il vuoto che lo definisce separa gli edifici e li mette in relazione tra loro. È su questa dicotomia – volume costruito e spazio aperto – che si basa il concetto di città, laddove gli edifici rappresentano la “res economica”, ovvero la proprietà generalmente di natura privata, mentre il vuoto fruibile da tutti rappresenta, assieme agli edifici collettivi, la “res publica” e costituisce il principale bene comune per la cittadinanza, come sintetizzato magnificamente nella celebre pianta di Roma del 1748 di Giovan Battista Nolli. La città si è sempre manifestata nello spazio pubblico attraverso la collocazione e il linguaggio degli edifici che su di esso insistono e per la natura stessa del vuoto; scena urbana e suolo hanno definito nel tempo un carattere specifico e univoco per ogni città, frutto della sedimentazione nella storia della cultura, della tradizione e dello spirito dei propri abitanti. È all’interno di questo processo storico di trasformazione dello spazio aperto che si ha la possibilità di trasmettere i valori della storia e ricomprendere quelli della contemporaneità attraverso continue riscritture che rinnovano il significato dei luoghi; nello spazio aperto la città mette in mostra la propria identità rivelando al tempo stesso le ambizioni dei suoi cittadini e le visioni su cui costruire il futuro.

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