LA CIFRA ESPRESSIVA DI UNO SPAZIO INTROVERSO

Museo cantonale di Belle Arti

Barozzi Veiga

Introverso, compatto, a-tettonico. È con queste parole-chiave che si può sinteticamente descrivere il Musée cantonal des Beaux-Arts realizzato a Losanna, in Svizzera, su progetto di Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga. L’intervento è l’esito di un concorso vinto nel 2011 dallo studio di architettura di Barcellona, bandito per la trasformazione in nuovo centro d’arte pubblica di un’area urbana collocata nel cuore della città, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. In un sito prospiciente i binari e originariamente occupato da un grande complesso destinato al ricovero e alla riparazione dei treni, composto da una serie di capannoni, Barozzi Veiga adottano la strategia della de-densificazione quale strumento di risignificazione e rigenerazione urbana. In questo modo, attorno al vuoto di un nuovo spazio pubblico connesso direttamente a Place de la Gare, i progettisti isolano due volumi puri: uno, a pianta quadrata, sarà destinato a ospitare il Mudac – Musée cantonal de design et d’arts appliqués contemporains, in seguito realizzato su progetto dello studio portoghese Aires Mateus; l’altro, a pianta rettangolare, è dedicato proprio al Musée cantonal des Beaux-Arts. Per via della sua configurazione esterna così enfaticamente compatta e dell’introversione totale dello spazio architettonico interno, l’edificio sembra non voler ricercare relazioni esplicite col panorama in cui s’inserisce. La memoria del luogo è tuttavia evocata dalla scelta espressiva più eclatante operata dai progettisti, ovvero dare forma al nuovo museo mediante l’innesto di due volumi: la porzione di uno degli edifici esistenti presenti sul sito, un ex deposito di vagoni che si attesta direttamente sui binari, s’incastra così all’interno di un imponente parallelepipedo di oltre 145 metri di lunghezza.

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