8 November 2025

Paola Navone. Abitare il tempo

dalla rubrica ÓLTREGENERE, a cura di Lucia Krasovec-Lucas

Paola Navone, architetto, designer, art director, interior designer, curiosa, sognatrice, eclettica. Il suo lavoro di ricerca sta nel tradurre nel reale i sogni di chi abita, attuando sapienti contaminazioni tra progetto e memoria, tra Occidente e Oriente, con oggetti e colori che superano il tempo e lo spazio nella forma e nella felice ibridazione tra invenzione e tradizione. La sua fama è a livello internazionale, progetta in tutti i continenti spazi che entrano in conversazione con oggetti apparentemente estranei fra di loro ma che hanno la forza dirompente di mettersi in immediata connessione con chi li abita, spazi capaci di generare impensabili empatie come fossero straordinarie avventure. La casa studio di via Tortona a Milano è il manifesto del suo modo di disegnare il mondo. Molti i riconoscimenti ricevuti, come l’International Design Award di Osaka (1983), Designer dell’Anno per Architektue & Wohen (2000), Elle Decor Design Awards (2011), e molte importanti collaborazioni con Gervasoni, Baxter, Cappellini e altri.

A sinistra, il ristorante del 25hours Hotel in Piazza San Paolino, Firenze (foto: Dario Garofalo); a destra, The Dempsey Cookhouse and bar, Singapore (foto: Otto Studio);

LKL: Le tue collezioni combinano materiali grezzi, come legno e metallo, con altri materiali pregiati. Ogni oggetto diventa esito di una scoperta, ogni spazio produce narrazioni inedite che inducono a esperienze visive e sensoriali uniche, evocanti mondi lontani o ancora da scoprire. Come costruisci ogni nuova storia? PN: La mia testa è come un grande bidone dove tutto quello che ho visto, toccato e respirato nelle mie traiettorie nomadi si è accumulato in modo un po’ caotico. Quando inizio un nuovo progetto, cose anche molto lontane tra loro si attraggono quasi spontaneamente e l’idea salta fuori, come fosse lì da sempre. La scintilla divampa sempre per un incontro speciale. Con un luogo, una persona, un gesto artigianale che stuzzica la nostra immaginazione. È lì che succede l’alchimia da cui ogni lavoro prende vita. Ecco perché i nostri progetti non si ripetono mai: nascono da combinazioni di elementi sempre diversi, da affinità uniche che non si possono replicare. LKL: Blu, rosso, bianco e altri animali. La natura è fonte di ispirazione per te? PN: Quando penso alla natura penso al mare e al paesaggio mediterraneo. Il blu dell’Egeo, il bianco della tinta a calce, i rossi della tavola mediterranea. Poi c’è il pesce che – ça va sans dire – mi porta ancora al mare, il mio elemento naturale. È un animale libero, imprevedibile e non si lascia acchiappare facilmente…un po’ come me. LKL: Hai una lunga e interessante esperienza nell’hôtellerie. Cosa vorresti trasmettere con i tuoi progetti a chi vivrà gli spazi? PN: Amo i luoghi leggeri, quelli dove ti viene da sorridere senza pensarci, dove ti senti subito a tuo agio, anche se sei lontano chilometri da casa. Così, quando disegno gli interni – un’abitazione privata come uno spazio condiviso – cerco sempre di creare un’atmosfera amichevole e leggera. Se il progetto riguarda un hotel, amo l’idea che gli ospiti possano respirare l’anima del luogo in modo non convenzionale, attraverso la mescolanza un po’ fantasiosa di ispirazioni contemporanee e tradizioni artigianali locali, sempre con quel pizzico di sorpresa che nei nostri progetti non manca mai. Quando apro gli occhi devo riconoscere il posto in cui mi trovo. Capire subito se sono su un’isola del Mediterraneo, in mezzo ai colori dell’India o tra i grattacieli di New York. È una questione di sensazioni, di sfumature anche minime ma capaci di rendere il soggiorno in un hotel un’esperienza indimenticabile. LKL: Quale definizione daresti alla parola “comfort”? Esiste, secondo Te, la possibilità di raggiungere un design per tutti come fosse uno dei diritti inalienabili della comunità? PN: Per me “comfort” significa vivere in ambienti che ci somigliano, al di là degli stili e delle mode. Quando disegno una sedia, una lampada, un piatto, mi piace immaginare che quell’oggetto possa trovare il suo posto ovunque, sentirsi a proprio agio in una casa colorata o in una tutta bianca, in città o in mezzo al verde, e che ovunque possa rendere la vita di tutti i giorni più piacevole e allegra. Il design, certo, non cambia il mondo, ma può regalare piccoli momenti felici, con oggetti semplici, accoglienti, pieni di calore. Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di leggerezza, di gentilezza e di un pizzico di poesia.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 497 – La città che accoglie – giu/nov 2025

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