LKL: Le tue collezioni combinano materiali
grezzi, come legno e metallo, con altri materiali
pregiati. Ogni oggetto diventa esito di una
scoperta, ogni spazio produce narrazioni inedite
che inducono a esperienze visive e sensoriali
uniche, evocanti mondi lontani o ancora da
scoprire. Come costruisci ogni nuova storia?
PN: La mia testa è come un grande bidone dove
tutto quello che ho visto, toccato e respirato
nelle mie traiettorie nomadi si è accumulato in
modo un po’ caotico. Quando inizio un nuovo progetto, cose anche molto lontane tra loro si
attraggono quasi spontaneamente e l’idea salta
fuori, come fosse lì da sempre. La scintilla
divampa sempre per un incontro speciale. Con
un luogo, una persona, un gesto artigianale che
stuzzica la nostra immaginazione. È lì che
succede l’alchimia da cui ogni lavoro prende
vita. Ecco perché i nostri progetti non si ripetono
mai: nascono da combinazioni di elementi
sempre diversi, da affinità uniche che non si
possono replicare.
LKL: Blu, rosso, bianco e altri animali. La natura
è fonte di ispirazione per te?
PN: Quando penso alla natura penso al mare e al
paesaggio mediterraneo. Il blu dell’Egeo, il
bianco della tinta a calce, i rossi della tavola
mediterranea. Poi c’è il pesce che – ça va sans
dire – mi porta ancora al mare, il mio elemento
naturale. È un animale libero, imprevedibile e
non si lascia acchiappare facilmente…un po’
come me.
LKL: Hai una lunga e interessante esperienza
nell’hôtellerie. Cosa vorresti trasmettere con i
tuoi progetti a chi vivrà gli spazi?
PN: Amo i luoghi leggeri, quelli dove ti viene da
sorridere senza pensarci, dove ti senti subito a
tuo agio, anche se sei lontano chilometri da
casa. Così, quando disegno gli interni –
un’abitazione privata come uno spazio condiviso
– cerco sempre di creare un’atmosfera
amichevole e leggera. Se il progetto riguarda un
hotel, amo l’idea che gli ospiti possano respirare
l’anima del luogo in modo non convenzionale,
attraverso la mescolanza un po’ fantasiosa di
ispirazioni contemporanee e tradizioni artigianali
locali, sempre con quel pizzico di sorpresa che
nei nostri progetti non manca mai. Quando apro
gli occhi devo riconoscere il posto in cui mi
trovo. Capire subito se sono su un’isola del
Mediterraneo, in mezzo ai colori dell’India o tra i
grattacieli di New York. È una questione di
sensazioni, di sfumature anche minime ma
capaci di rendere il soggiorno in un hotel
un’esperienza indimenticabile.
LKL: Quale definizione daresti alla parola
“comfort”? Esiste, secondo Te, la possibilità di
raggiungere un design per tutti come fosse uno
dei diritti inalienabili della comunità?
PN: Per me “comfort” significa vivere in ambienti
che ci somigliano, al di là degli stili e delle mode.
Quando disegno una sedia, una lampada, un
piatto, mi piace immaginare che quell’oggetto
possa trovare il suo posto ovunque, sentirsi a
proprio agio in una casa colorata o in una tutta
bianca, in città o in mezzo al verde, e che
ovunque possa rendere la vita di tutti i giorni più
piacevole e allegra. Il design, certo, non cambia il
mondo, ma può regalare piccoli momenti felici,
con oggetti semplici, accoglienti, pieni di calore.
Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di
leggerezza, di gentilezza e di un pizzico di
poesia.