28 Marzo 2026

La Casa alle Zattere di Ignazio Gardella: un edificio moderno che respira l’aria della storia

dalla rubrica MODERNO NEI CENTRI STORICI, a cura di Emma Tagliacollo

Una delle opere più rilevanti del rapporto tra architettura moderna e contesto storico è l’intervento della Casa alle Zattere (1954-1958) a Venezia di Ignazio Gardella. «Quando ho avuto l’incarico da Cicogna di fare questa casa a Venezia, sul canale della Giudecca, in faccia al Palladio, ho avuto paura perché mi sembrava molto difficile riuscire a costruire qualsiasi cosa dentro Venezia. Specialmente un condominio, che in sé è un tema povero. E poi erano appena finite le polemiche sul progetto del Masieri Memorial di Wright. Ho lavorato su molte idee, anche confusamente, e mi sembravano tutte senza carattere. Non riuscivo a capire quale fosse il vero problema. Ho girato molto per Venezia. Tutte le settimane quando andavo là per la scuola facevo lunghe passeggiate nella città, non per andare a vedere i monumenti, ma più che altro per assorbire il carattere, la venezianità di Venezia. Il progetto è nato da queste passeggiate». Le parole del progettista esprimono il vero dilemma di ogni architetto invitato a confrontarsi con il tema delicato e attualissimo di costruire nel tessuto stratificato di una città storica, in questo caso Venezia, senza tradire l’identità del luogo e senza cedere a una sterile imitazione del passato. Fin dall’inizio Gardella vuole inserire il nuovo edificio nella continuità del tessuto veneziano, sente che la strada corretta è operare un’assimilazione dei caratteri di Venezia e non una semplice imitazione, avvia un processo personale in cui dimenticare le regole della composizione per poter integrare il linguaggio moderno tra le pagine già scritte della Storia. In questa tensione, tra moderno e Storia, si gioca l’essenza del progetto: la capacità di costruire un’architettura in dialogo con il luogo, che rispetti proporzioni, monumentalità, memoria e che non tradisca ciò che ci si aspetta dall’immagine stessa della città. Tutto ciò restando profondamente contemporanei. La modernità della Casa alle Zattere è silenziosa, percorrendo il fronte lungo le Fondamenta delle Zattere possiamo percepirla come una pausa che si inserisce nel tempo lungo della città. Non si colloca pienamente all’interno del linguaggio razionalista e non aderisce alla tradizione veneziana: vive in una zona intermedia che Gardella non cerca di risolvere, ma di abitare. È in questa sospensione che si riconosce il suo pensiero architettonico più profondo: abitare non significa scegliere tra passato e presente, ma trovare uno spazio in cui entrambi possano convivere. L’edificio di fronte al Canale della Giudecca, quasi davanti al Redentore – la Basilica progettata da Andrea Palladio – è in posizione arretrata lungo le Fondamenta delle Zattere, che segue con il suo andamento, piegandosi leggermente. Il corpo compatto dell’edificio arretra così da permettere di mantenere l’unità visiva della chiesa cinquecentesca del Santo Spirito e di leggere e comprendere la lesena d’angolo dell’edificio. Nel progetto si lavora sulla continuità basata su differenze misurate: la negazione della simmetria, il trattamento del piano nobile utilizzato indistintamente per tutti i piani, le irregolarità del prospetto, i balconi aggettanti. Nella facciata le finestre non sono ripetute in modo seriale, ma sono quasi appoggiate sul prospetto per definire gli affacci che sembrano coppie, nelle moderne bifore, e solitudini, nelle monofore, di vuoti. Il segno del lungo e continuo balcone non disegna solo il profilo verso l’alto, propone una variazione sul tema dell’attacco al cielo e equilibra l’alto basamento bianco in pietra d’Istria. È un’architettura legata al vivere reale, una realtà indagata anche da Iosif Brodskij che nei suoi attraversamenti, senza apparente meta e raccontati in Fondamenta degli Incurabili (1989), cercava quei particolari (a cui spesso nessuno faceva caso) che componevano l’essenza unica della città non legata al mito della città Barocca ma a un’Italia di provincia. « […] certo è tra gli edifici che hanno quasi simbolicamente segnato una svolta nella vicenda dell’architettura del dopoguerra, rappresentando un definitivo distacco dal convenzionalismo dell’“architettura bianca”. La si è interpretata come un tentativo di riprendere un carattere segreto della città, di evocarne le atmosfere e il senso. E certo, sia questo che altri edifici di Gardella possiedono un “versante realistico”: li si può considerare nella loro letteralità, badando alle facciate e alle superfici, ai materiali e ai dettagli; decifrano un volto e lo riprendono per allusioni. Ma è importante accorgersi del fatto che, pur senza dichiararlo, essi “convocano” verso qualcos’altro; quelle allusioni servono ad adescare per introdurre a un mondo differente. Si rivelano tessere di un’interpretazione e vengono ricomposte entro le linee di A sinistra, il basamento dell’edificio e il rapporto tra i materiali. Foto: Paolo Monti A destra, foto di dettaglio del disegno dei parapetti, tra memoria e modernità. Foto: Giorgio Casali, 1958 © Archivio Gardella, CSAC Parma / Fondo Casali, IUAV Venezia un’invenzione ideologica. La Venezia della Casa alle Zattere è una Venezia nient’affatto fedele e corrispondente, ma altra e immaginata». E ancora più chiare sono le parole di Aldo Rossi, che sottolinea il rapporto culturale tra il film Senso (1954) di Luchino Visconti e l’opera veneziana di Gardella come segno di cesura e come un cambio di rotta per l’architettura italiana: «Queste due opere sono le prime che traducono nel cinema e nell’architettura quel momento di ricerca che aveva tanti “ismi” (realismo, socialismo, carattere nazionale, tradizione). […] Così in questa sua ricerca Ignazio Gardella lascia dietro di sé le spoglie del movimento moderno e ripropone un modo diverso, o ripropone semplicemente l’architettura». Un progetto che apre una nuova strada per il moderno e permette a Venezia di potersi immaginare come luogo reale, abbandonando la nostalgia dei fasti.

A sinistra, il basamento dell’edificio e il rapporto tra i materiali. Foto: Paolo Monti Al centro e a destra, foto di dettaglio del disegno dei parapetti, tra memoria e modernità. Foto: Giorgio Casali, 1958 © Archivio Gardella, CSAC Parma / Fondo Casali, IUAV Venezia

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 498 – Nuovi modi dell’abitare – dic/mag 2025 

Abbonati alla rivista per accedere alla versione integrale di questo contenuto

Articoli correlati

La risposta della Spagna all’emergenza abitativa: l’architettura come leva di trasformazione

La nuova sede Deloitte presso la Fiera del Levante a Bari: un nuovo motore di rigenerazione urbana

Renzogallo. Di varchi e di aperture