8 Novembre 2025

La fragile identità dei centri storici tra consumo turistico e rigenerazione

dalla rubrica MODERNO NEI CENTRI STORICI, a cura di Emma Tagliacollo

L’overtourism è un fenomeno moderno e globale che interessa i centri storici, tanto che possiamo parlare per il nostro tempo di “età del turismo”. Turismo che è diventato una delle più importanti industrie di questo secolo e anche una delle più inquinanti. La turistificazione sta trasformando i centri storici in un parco dei divertimenti sempre meno accessibile a chi abita la città. Questo processo favorisce impieghi precari nella stessa industria del turismo e modifica il tessuto sociale, incidendo anche sull’identità della città e dei suoi abitanti, riproducendo modelli che sono sembrati economicamente vincenti, ma che fanno assumere ai luoghi caratteri comuni e omologati, così da renderli omogenei e riconoscibili da una parte all’altra dell’Oceano. Questo fenomeno, che chiamiamo gentrificazione, è presente in ogni realtà urbana e possiamo definirlo come «un insieme di trasformazioni della città tali per cui l’area in cui essa avviene diventa più costosa e dunque esclusiva», come ha scritto Giovanni Semi in Gentrification, tutte le città come Disneyland (2015). È così che i quartieri che sono considerati autentici per la loro storia, il disegno urbanistico, la qualità architettonica e la composizione sociale divengono oggetto di interesse per residenti a più alto reddito. In tale maniera proprio quei residenti e quelle attività economiche su cui di basava l’unicità, l’autenticità dei quartieri, vengono meno a causa di un incremento dei valori e delle rendite immobiliari. Sono recenti (agosto 2024) le immagini in cui i barcellonesi, schiacciati dall’aumento delle spese abitative arrivate a più del doppio nell’arco di dieci anni, prendevano di mira a colpi di pistole ad acqua i turisti seduti ai tavolini dei bar nel corso delle manifestazioni lungo La Rambla. A Roma le cose sembrano non andare meglio. Il fenomeno che si sta verificando nel centro della città fa sì che «gli affitti turistici sottraggono case al mercato immobiliare, fanno aumentare i prezzi e contribuiscono a trasformare il tessuto urbano, svuotando interi quartieri dei loro abitanti»1 . Quali possono essere le strategie da adottare per porre un freno al turismo di massa e controllare l’aumento degli affitti? Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha proposto che dal 2029 il Comune di Barcellona non rinnovi le licenze degli appartamenti che attualmente sono destinati ai turisti con contratti a breve termine. Accanto all’aumento delle rendite degli immobili bisogna poi considerare il sovraccarico dei siti considerati iconici. A Venezia, per mitigare il fenomeno, si è introdotto un biglietto di ingresso destinato ai soli turisti giornalieri. Non si è tuttavia ancora deciso come inquadrare i turisti che provengono dalle grandi navi e non si è ancora ragionato su come riportare residenti nella città. Si deve poi considerare che il riconoscimento di sito UNESCO, che tende alla salvaguardia e messa in sicurezza del patrimonio, può contribuire alla messa in pericolo dei siti e dei luoghi più fragili, che diventano il soggetto di campagne promozionali che rafforzano l’immagine del luogo sui media internazionali e sui social network, accendendo l’interesse e attirando anche segmenti di pubblico che non consideravano prioritaria la visita. Roma, negli ultimi mesi, è al centro di un dibattito in seguito alla modifica, da parte dell’Assemblea Capitolina, di 67 norme tecniche attuative del Piano Regolatore Generale. L’aggiornamento, avvenuto nel dicembre del 2024, ha l’obiettivo di revisionare e modernizzare i meccanismi attuativi del PRG e di riallineare le norme ai numerosi provvedimenti nazionali e regionali intercorsi, come riportato nel sito del Comune di Roma. Tali modifiche sono state tuttavia ammesse senza il parere della Soprintendenza, come è invece previsto dalla legge. Per tale motivo, a febbraio del 2024, la Soprintendente Speciale Daniela Porro, ha chiesto la sospensione della procedura. Le modifiche, infatti, sono da vedersi come una variante generale che muta le caratteristiche del PRG «in relazione alla tutela del paesaggio e ai complessi storici, monumentali, ambientali e archeologici». Le modifiche apportate alle norme, secondo quanto scrive Daniela Porro, «sono espresse in modo astratto, senza delimitare, come prescritto dalla legge, in modo univoco, attraverso elaborati grafici, i perimetri e le porzioni delle aree soggette a trasformazione, in modo che sia possibile verificare il loro impatto complessivo, anche rispetto alla dimensione temporale». Inoltre si evidenzia che «la trasformazione del tessuto della città di Roma sembra essere affidata all’iniziativa dei singoli e, attraverso procedimenti edilizi puntuali e diretti, sembra volersi delineare un nuovo sviluppo della città che fino ad oggi era assegnato a un progettualità coordinata e pianificata, attraverso strumenti programmatici e dalle connotazioni urbane, come ad esempio i piani di recupero». Il rischio che sembra delinearsi è che la città sia stravolta da interventi edilizi di natura privata proposti come progetti di rigenerazione urbana, accelerando il processo di turistificazione e aumentando i fondi di investimento immobiliare. La scelta, soprattutto nell’anno giubilare, non è solo quella di preservare l’identità della città, ma anche di guidare le inevitabili trasformazioni nella ricerca di un equilibrio tra crescita economica e sostenibilità urbanistica, senza semplificazioni procedurali che porterebbero a un impoverimento del patrimonio culturale.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 497-La città che accoglie – giu/nov 2025

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