L’overtourism è un fenomeno moderno e globale
che interessa i centri storici, tanto che possiamo
parlare per il nostro tempo di “età del turismo”.
Turismo che è diventato una delle più importanti
industrie di questo secolo e anche
una delle più inquinanti. La turistificazione sta
trasformando i centri storici in un parco dei
divertimenti sempre meno accessibile a chi abita
la città.
Questo processo favorisce impieghi precari nella
stessa industria del turismo e modifica il tessuto
sociale, incidendo anche sull’identità della città e
dei suoi abitanti, riproducendo modelli che sono
sembrati economicamente vincenti, ma che
fanno assumere ai luoghi caratteri comuni e
omologati, così da renderli omogenei e
riconoscibili da una
parte all’altra dell’Oceano.
Questo fenomeno, che chiamiamo
gentrificazione, è presente in
ogni realtà urbana e possiamo definirlo come
«un insieme di trasformazioni della città tali per
cui l’area in cui essa avviene diventa più costosa
e dunque esclusiva», come ha scritto Giovanni
Semi in Gentrification, tutte le città come
Disneyland (2015).
È così che i quartieri che sono considerati
autentici per la loro storia, il disegno urbanistico,
la qualità architettonica e la composizione
sociale divengono oggetto di interesse per
residenti a più alto reddito. In tale maniera
proprio quei residenti e quelle attività
economiche su cui di basava l’unicità,
l’autenticità dei quartieri, vengono meno a causa
di un incremento dei valori e delle rendite
immobiliari.
Sono recenti (agosto 2024) le immagini in cui i
barcellonesi, schiacciati dall’aumento delle
spese abitative arrivate a più del doppio
nell’arco di dieci anni, prendevano di mira a colpi
di pistole ad acqua i turisti seduti ai tavolini dei
bar nel corso delle manifestazioni lungo La
Rambla.
A Roma le cose sembrano non andare meglio. Il fenomeno
che si sta verificando nel centro della città fa sì che «gli affitti turistici sottraggono
case al mercato immobiliare, fanno aumentare i
prezzi e contribuiscono a trasformare il tessuto
urbano, svuotando interi quartieri dei loro
abitanti»1
.
Quali possono essere le strategie da adottare
per porre un freno al turismo di massa e
controllare l’aumento degli affitti? Il sindaco di
Barcellona, Jaume Collboni, ha proposto che dal
2029 il Comune di Barcellona non rinnovi le
licenze degli
appartamenti che attualmente sono destinati ai
turisti con contratti a breve termine. Accanto all’aumento delle rendite degli immobili
bisogna poi considerare il sovraccarico dei siti
considerati iconici.
A Venezia, per mitigare il fenomeno, si è
introdotto un biglietto di ingresso destinato ai
soli turisti giornalieri. Non si è tuttavia ancora deciso come
inquadrare i turisti che provengono dalle grandi
navi e non si è ancora ragionato su come
riportare residenti nella città.
Si deve poi considerare che il riconoscimento di
sito UNESCO, che tende alla salvaguardia e
messa in sicurezza del patrimonio, può
contribuire alla messa in pericolo dei siti e dei
luoghi più fragili, che diventano il soggetto di
campagne promozionali che rafforzano
l’immagine del luogo sui media internazionali e
sui social network, accendendo l’interesse e
attirando anche segmenti di pubblico che non
consideravano prioritaria la visita.
Roma, negli ultimi mesi, è al centro di un dibattito
in seguito alla modifica, da parte dell’Assemblea
Capitolina, di 67 norme tecniche attuative
del Piano Regolatore Generale. L’aggiornamento, avvenuto nel
dicembre del 2024, ha l’obiettivo di revisionare e
modernizzare i meccanismi attuativi del PRG e di
riallineare le norme ai numerosi provvedimenti
nazionali e regionali intercorsi, come riportato
nel sito del Comune di Roma. Tali modifiche sono
state tuttavia ammesse senza il parere della
Soprintendenza, come è invece previsto dalla
legge.
Per tale motivo, a febbraio del 2024, la
Soprintendente Speciale Daniela Porro, ha chiesto la
sospensione della procedura. Le modifiche,
infatti, sono da vedersi come una variante
generale che muta le caratteristiche del PRG «in
relazione alla tutela del paesaggio e ai complessi
storici, monumentali, ambientali e archeologici».
Le modifiche apportate alle norme, secondo
quanto scrive Daniela Porro, «sono espresse in
modo astratto, senza delimitare, come prescritto
dalla legge, in modo univoco, attraverso
elaborati grafici, i perimetri e le porzioni delle
aree soggette a trasformazione, in modo che sia
possibile verificare il loro impatto complessivo,
anche rispetto alla dimensione temporale».
Inoltre si evidenzia che «la trasformazione del
tessuto della città di Roma sembra essere
affidata all’iniziativa dei singoli e, attraverso
procedimenti edilizi puntuali e diretti, sembra
volersi delineare un nuovo sviluppo della città che fino
ad oggi era assegnato a un progettualità
coordinata e pianificata, attraverso strumenti
programmatici e dalle connotazioni urbane,
come ad esempio i piani di recupero».
Il rischio che sembra delinearsi è che la città sia
stravolta da interventi edilizi di natura privata
proposti come progetti di rigenerazione urbana,
accelerando il processo di turistificazione e
aumentando i fondi di investimento immobiliare.
La scelta, soprattutto nell’anno giubilare, non è
solo quella di preservare l’identità della città, ma
anche di guidare le inevitabili trasformazioni
nella ricerca di un equilibrio tra crescita
economica e sostenibilità urbanistica, senza
semplificazioni procedurali che porterebbero a
un impoverimento del patrimonio culturale.