8 Novembre 2025

Accoglienza e spazio pubblico, dialoghi tra comunità urbane

dalla rubrica OSSERVATORIO BAUKULTUR, a cura di Giovanni Di Leo

La crescente complessità di relazioni tra ambiti urbani ed extraurbani propone nuove riflessioni sulla pianificazione integrata delle infrastrutture. Interconnessioni sempre più articolate richiedono una revisione dei paradigmi classici verso modelli policentrici e reticolari. La mobilità diventa infrastruttura territoriale che connette e valorizza città e paesaggi, nell’ambito di programmi territoriali fondati su resilienza, inclusione sociale, transizione ecologica, sicurezza, innovazione tecnologica e digitale. Quindi la mobilità assume un ruolo centrale anche nella definizione di ambienti costruiti di qualità, in grado di accogliere, connettere, includere. Il pendolarismo oggi è articolato secondo pratiche molto eterogenee. Le nuove reti richiedono molteplici attenzioni, non più rivolte solo allo spostamento degli individui sul territorio ma al riconoscimento di vere “comunità mobili”. I flussi di persone su base quotidiana/settimanale per studio, lavoro, cure sanitarie, si intrecciano a quelli collegati al turismo/svago e alle dinamiche delle comunità residenti. Progettare l’accoglienza per diverse velocità, tempi e modalità di fruizione rende le città più giuste e più prossime. La rigenerazione urbana richiede prospettive ampie, per includere comunità diverse per provenienza, permanenza, necessità e desideri. La co-esistenza tra le comunità può diventare elemento fondante del progetto, che assume il ruolo di politica pubblica concreta, per dare forma a un territorio che attrae, accoglie e connette. L’evoluzione dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) in molte realtà europee testimonia una graduale estensione della scala di intervento, che dal tessuto urbano si apre a relazioni intercomunali e interregionali. I nodi urbani diventano organismi complessi di relazione, che accolgono, orientano, assicurano protezione e vivacità culturale. Infatti, i PUMS indicano gli interventi sui nodi urbani come un’importante occasione per la creazione di contesti sociali sostenibili, proprio a partire dai punti di accesso alla città. Queste “soglie urbane” rappresentano un ambito privilegiato per attivare progetti di rigenerazione. La riqualificazione delle infrastrutture obsolescenti può generare nuove centralità diffuse. Negli ultimi decenni, scali ferroviari, stazioni di cintura, parcheggi di interscambio, aree di stoccaggio, fabbricati per la logistica e servizi tecnici, vicini agli scali passeggeri vengono riconvertiti con approcci e modalità molto variegati. Queste realtà possono diventare luoghi per integrare le comunità stabili e quelle mobili mediante informazione, formazione, assistenza sociale, eventi culturali, commercio, laboratori e residenze temporanee. Anche i locali per il riposo notturno del personale ferroviario – distribuiti lungo le reti, oggi inutilizzati grazie alle attuali velocità dei treni – offrono ulteriori scenari inediti. Nuove vitalità per cortili, piazze, edifici, ri- abitati da comunità plurali. Pensati in modo che non diventino nuovi recinti, creando nuove esclusioni, ma ambienti di vita aperti all’innovazione e alla sperimentazione, anche di usi transitori, con fruibilità estesa durante le 24 ore, per garantire servizi e senso di sicurezza. Diventa essenziale la progettazione delle interfacce tra questi “condensatori sociali” e la città. In Europa troviamo alcuni riferimenti di grande interesse. Tra questi, il progetto di rigenerazione della stazione Saint-Charles a Marsiglia – sviluppato da AREP-SNCF Gares & Connexions, con lo studio del paesaggio Roberta – integra sistemi di trasporto urbano e metropolitano a basso impatto. La soluzione valorizza la dimensione pubblica grazie a nuove permeabilità tra i quartieri, plasmando un paesaggio ospitale per residenti, turisti, pendolari, con una forte identità mediterranea. Varsavia ha 1.800.000 residenti ma il numero reale di abitanti durante il giorno è vicino ai 2.300.000 e continua ad attrarre risorse umane e capitali. Per questo, l’amministrazione comunale sta riorganizzando la mobilità e gli spazi pubblici, attraverso concorsi di architettura e con grande attenzione alla cultura del progetto, per connettere le aree esterne ai quartieri più centrali. Nell’ambito di questi processi assumono grande significato la co- progettazione e la co-gestione tra istituzioni pubbliche/private. Per la condivisione delle esperienze, è determinante il ruolo delle associazioni internazionali, nazionali e locali, attive nella rinascita urbana. Tra queste, reCITYing, co-finanziato da Creative Europe, coinvolge artisti, architetti, responsabili politici e imprese sociali; City Mine(d), in Belgio, focalizzata su design urbano e attivismo sociale; Lo Stato dei Luoghi in Italia, che coordina e promuove le azioni di oltre cento strutture ibride socioculturali. Le nuove forme di accoglienza urbana potranno essere catalizzate da relazioni equilibrate tra la città dei 15 minuti e i territori anche grazie a spazi pubblici innovativi e creativi, integrati al paesaggio, inclusivi, performativi, rigenerativi.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 497-La città che accoglie – giu/nov 2025

Abbonati alla rivista per accedere alla versione integrale di questo contenuto

Articoli correlati

Accoglienza e spazio pubblico, dialoghi tra comunità urbane

La “bellezza” imposta per decreto: l’architettura di Stato ai tempi di Donald Trump

L’ampliamento della Fondation Maeght a Saint-Paul de Vence