La crescente complessità di relazioni tra ambiti
urbani ed extraurbani propone nuove riflessioni
sulla pianificazione integrata delle infrastrutture.
Interconnessioni sempre più articolate
richiedono una revisione dei paradigmi classici
verso modelli policentrici e reticolari.
La mobilità diventa infrastruttura territoriale che
connette e valorizza città e paesaggi, nell’ambito
di programmi territoriali fondati su resilienza,
inclusione sociale, transizione ecologica,
sicurezza, innovazione tecnologica e digitale.
Quindi la mobilità assume un ruolo centrale
anche nella definizione di ambienti costruiti di
qualità, in grado di accogliere, connettere,
includere. Il pendolarismo oggi è articolato
secondo pratiche molto eterogenee. Le nuove
reti richiedono molteplici attenzioni, non più
rivolte solo allo spostamento degli individui sul
territorio ma al riconoscimento di vere “comunità
mobili”. I flussi di persone su base
quotidiana/settimanale per studio, lavoro, cure
sanitarie, si intrecciano a quelli collegati al
turismo/svago e alle dinamiche delle comunità
residenti. Progettare l’accoglienza per diverse
velocità, tempi e modalità di fruizione rende le
città più giuste e più prossime. La rigenerazione
urbana richiede prospettive ampie, per includere
comunità diverse per provenienza, permanenza,
necessità e desideri. La co-esistenza tra le
comunità può diventare elemento fondante del
progetto, che assume il ruolo di politica pubblica
concreta, per dare forma a un territorio che
attrae, accoglie e connette.
L’evoluzione dei Piani Urbani della Mobilità
Sostenibile (PUMS) in molte realtà europee
testimonia una graduale estensione della scala
di intervento, che dal tessuto urbano si apre a
relazioni intercomunali e interregionali. I nodi
urbani diventano organismi complessi di
relazione, che accolgono, orientano, assicurano
protezione e vivacità culturale. Infatti, i PUMS
indicano gli interventi sui nodi urbani come
un’importante occasione per la creazione di
contesti sociali sostenibili, proprio a partire dai
punti di accesso alla città.
Queste “soglie urbane” rappresentano un ambito
privilegiato per attivare progetti di rigenerazione.
La riqualificazione delle infrastrutture
obsolescenti può generare nuove centralità
diffuse. Negli ultimi decenni, scali ferroviari,
stazioni di cintura, parcheggi di interscambio,
aree di stoccaggio, fabbricati per la logistica e
servizi tecnici, vicini agli scali passeggeri
vengono riconvertiti con approcci e modalità
molto variegati. Queste realtà possono diventare
luoghi per integrare le comunità stabili e quelle
mobili mediante informazione, formazione,
assistenza sociale, eventi culturali, commercio,
laboratori e residenze temporanee. Anche i locali
per il riposo notturno del personale ferroviario –
distribuiti lungo le reti, oggi inutilizzati grazie alle
attuali velocità dei treni – offrono ulteriori scenari
inediti. Nuove vitalità per cortili, piazze, edifici, ri-
abitati da comunità plurali. Pensati in modo che
non diventino nuovi recinti, creando nuove
esclusioni, ma ambienti di vita aperti
all’innovazione e alla sperimentazione, anche di
usi transitori, con fruibilità estesa durante le 24
ore, per garantire servizi e senso di sicurezza.
Diventa essenziale la progettazione delle
interfacce tra questi “condensatori sociali” e la
città.
In Europa troviamo alcuni riferimenti di grande
interesse. Tra questi, il progetto di rigenerazione
della stazione Saint-Charles a Marsiglia –
sviluppato da AREP-SNCF Gares & Connexions,
con lo studio del paesaggio Roberta – integra
sistemi di trasporto urbano e metropolitano a
basso impatto. La soluzione valorizza la
dimensione pubblica grazie a nuove
permeabilità tra i quartieri, plasmando un
paesaggio ospitale per residenti, turisti,
pendolari, con una forte identità mediterranea.
Varsavia ha 1.800.000 residenti ma il numero
reale di abitanti durante il giorno è vicino ai
2.300.000 e continua ad attrarre risorse umane
e capitali. Per questo, l’amministrazione
comunale sta riorganizzando la mobilità e gli
spazi pubblici, attraverso concorsi di architettura
e con grande attenzione alla cultura del
progetto, per connettere le aree esterne ai
quartieri più centrali. Nell’ambito di questi
processi assumono grande significato la co-
progettazione e la co-gestione tra istituzioni
pubbliche/private. Per la condivisione delle
esperienze, è determinante il ruolo delle
associazioni internazionali, nazionali e locali,
attive nella rinascita urbana. Tra queste,
reCITYing, co-finanziato da Creative Europe,
coinvolge artisti, architetti, responsabili politici e
imprese sociali; City Mine(d), in Belgio,
focalizzata su design urbano e attivismo sociale;
Lo Stato dei Luoghi in Italia, che coordina e
promuove le azioni di oltre cento strutture ibride
socioculturali.
Le nuove forme di accoglienza urbana potranno
essere catalizzate da relazioni equilibrate tra la
città dei 15 minuti e i territori anche grazie a
spazi pubblici innovativi e creativi, integrati al
paesaggio, inclusivi, performativi, rigenerativi.