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OTT

2020

Metabolismo urbano e pratiche di riciclo

Considerare la città come un organismo capace di crescere su se stesso e di rigenerarsi secondo un modello ciclico appartiene alla storia più antica, alle origini della città stessa. Una modalità particolarmente attuale se considerata nell’ambito di strategie di pianificazione e gestione dell’ambiente costruito sostenibili. L’attività edilizia, come è noto, produce i maggiori danni all’ambiente in tutte le sue fasi, da quella di predisposizione di materiali e componenti a quella di cantiere, per finire a quella di utilizzo del manufatto. Gli interventi selezionati in questo numero offrono un’ampia casistica di situazioni nelle quali i principi del riciclo non solo sono applicabili a edifici, aree degradate o a intere porzioni di paesaggio, ma dimostrano di poter innescare processi di rigenerazione estesi al più ampio contesto circostante. Inoltre, all’interno di questa logica, il progettista assume un ruolo determinante nell’azione di controllo delle diverse fasi, dalla programmazione alla progettazione, dalla realizzazione alla gestione, dovendo garantire un processo virtuoso capace di ridurre al minimo consumi di energia, inquinamento, impiego e sprechi di materie prime, prevedendo il riuso e predisponendo il manufatto ad altre possibili vite future. Ruolo tanto più efficace se sostenuto da un modello olistico e da un approccio progettuale integrato capace di coordinare le diverse filiere del processo indirizzandone gli esiti verso un uso efficiente delle risorse e riducendo i danni causati all’ambiente. Il People’s Pavilion, una struttura di servizio temporanea costruita nel centro urbano di Eindhoven, è in questo senso emblematico; oltre a riutilizzare una notevole quantità di materiali plastici di scarto, è esito di un iter progettuale innovativo, basato su componenti e materie prime seconde che nell’oggetto finale assumono un valore maggiore di quello originario, ben esemplificando così il concetto di progetto di architettura circolare. Riutilizzare edifici esistenti ancora in buono stato anziché demolirli per ospitare funzioni diverse da quelle precedenti, riattivare spazi urbani abbandonati per rivitalizzare quartieri dal punto di vista sociale ed economico costituiscono pratiche ormai molto diffuse nelle città europee, guidate da politiche di trasformazione orientate a costruire sul costruito anziché a occupare nuove porzioni di suolo libero. Situazioni sempre più frequenti che pongono i progettisti di fronte a nuove sfide, molto stimolanti sul piano creativo e che offrono importanti occasioni per dare nuova vita e nuovi significati a manufatti obsoleti. Basti pensare all’intervento che ha trasformato un’infrastruttura in disuso della stazione centrale di Milano, destinata allo stoccaggio delle merci e allo smistamento postale, nel nuovo Memoriale della Shoah, un luogo dove la strategia del ripristino adottata dai progettisti si è mostrata vincente tanto sul piano della qualità spaziale complessiva dell’intervento che su quello simbolico.

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