6 September 2022

Bruno Morassutti: invenzioni costruttive e prefabbricazione in tre opere scelte


Nel decennio scorso la figura e l’opera di Morassutti hanno acquistato un certo rilievo critico nell’attenzione della cultura architettonica. La ricerca di Morassutti è orientata sulle relazioni tra forma e struttura e sulle regole oggettive per la progettazione. La particolarità della sua formazione, gli esordi della carriera professionale, le opere realizzate con Mangiarotti e Favini, le sue architetture costruite e progettate a partire dagli anni Sessanta, lo stesso modo, infine, di condurre la pratica professionale sono i motivi di un interesse che, nel tempo, ha spinto architetti e ricercatori a occuparsene e a studiarne l’opera. La sua attività risulterebbe incomprensibile se non la si collocasse nell’ambito della Milano del dopoguerra, un’officina intellettuale per i progettisti che in questa città, a contatto con il suo ambiente culturale, hanno trovato la possibilità di sperimentare nella nuova architettura l’intreccio tra contesto, forme, materiali e tecniche. Tra la fine del 2021 e l’inizio di quest’anno, in occasione del centenario della nascita di Bruno Morassutti, è stata allestita una mostra temporanea all’ADI Design Museum di Milano. Non entro nel merito di questa esposizione e dell’allestimento, ma in questa occasione si è nuovamente discusso della sua figura e della sua opera; abbiamo rivisto la sua bella intervista del 2008, girata allora per la mostra itinerante del Politecnico di Milano, mostra ospitata nel 2011 anche a Madrid e lì conclusa da una discussione al Collegio degli Architetti con Rafael Moneo e Francesco Dal Co. Morassutti è stato poi rappresentato nel 2019 da un’iniziativa dell’Archivio Progetti IUAV, assieme all’associazione degli eredi Morassutti, pubblicata nel volume “The American Journey”, a cura di Angelo Maggi, che ha riportato all’attenzione il suo lavoro negli Stati Uniti e il suo rapporto con F.L. Wright. Infine, è ben noto il lavoro di restauro della Chiesa di Baranzate condotto sino alla sua scomparsa, nell’agosto 2008, con lo studio SBG architetti di Milano che l’ha portato a termine nel 2015. Proprio per il suo centenario, gli eredi Morassutti hanno organizzato nel gennaio 2020 un seminario a San Martino di Castrozza, nella sua bella casa realizzata con Mangiarotti (1956). Assieme all’esigua letteratura pubblicata sulla sua opera e figura, ciò basti qui a presentarlo. Le opere che in quest’articolo possono riassumere in maniera significativa il suo lavoro sono un edifico industriale a Longarone e i progetti di prefabbricazione per la ricostruzione di Friuli e Irpinia, ma soprattutto il centro di formazione IBM Italia a Novedrate. L’ultimo è un edifico altamente rappresentativo del rapporto fra contesto, patrimonio e nuova architettura; gli altri si inquadrano bene nelle questioni di modularità, prefabbricazione, ricostruzione ed emergenza, ancora oggi attuali a maggior ragione per la crescente attenzione verso l’ambiente.
Edificio industriale a Longarone L’edificio industriale a Longarone (Belluno, 1965 con A. Powers e A. Favini) è una costruzione modulare in struttura d’acciaio che appartiene alla serie di prototipi mono-planari per molteplici usi, non necessariamente riconducibili a quello industriale, la cui genesi possiamo ricondurre alla cosiddetta “chiesa di vetro” di Baranzate (Milano, 1958, con A. Mangiarotti e A. Favini). Questa fabbrica è uno dei primi interventi di ricostruzione del Paese, nel deserto della piana brutalmente spazzata dalla violenta tracimazione della diga del Vajont che nell’ottobre 1963 ha cancellato la parte alta della omonima valle bellunese. La sua totale flessibilità è consentita da una griglia isotropa di colonne in acciaio con una copertura in struttura reticolare, progettate entrambe per ospitare le canalizzazioni impiantistiche. La regolarità dei sostegni puntiformi permette infatti sia l’espansione dell’edificio per rispondere a mutate esigenze di produzione, sia una sua crescita verticale, esemplificata dal corpo degli uffici, il cui volume sovrasta il portico per carico e scarico merci e l’ingresso per il personale. La maglia modulare permette la totale flessibilità di disposizione delle partizioni interne a tutt’altezza. L’elemento basilare di tutto il sistema è il passo della campata strutturale e il pilastro in acciaio, vuoto all’interno e accessibile, costituito da quattro profili in lamiera d’acciaio piegata e quattro angolari di serie. Il montante assolve a tutte le funzioni richieste dall’organismo architettonico: è sostegno e giunto per la piastra di copertura, per eventuali solai intermedi e supporto per le pannellature di facciata. Il rivestimento esterno è in pannelli di vetroresina ondulata e isolamento in lana di minerale; un diaframma progettato analogamente al rivestimento della chiesa di Baranzate: una soluzione di facciata particolarmente innovativa per edifici industriali prefabbricati, in genere rivestiti da un perimetro cieco in cortina con poche aperture e con esclusiva illuminazione zenitale. Qui i lucernari sono invece integrati in un sistema che somma alla luce dall’alto quella diafana proveniente dalle pareti perimetrali, dimostrando notevole attenzione alle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica.
Spazio 3, Progetto 333 per il Repertorio Progetti Tipo Regione Lombardia e sistema di prefabbricazione FacepCasa Al sistema di prefabbricazione Spazio 3, vincitore del concorso per la ricostruzione del Friuli (1977) di Morassutti Associati, Giò Ponti assegna la copertina del numero di Domus dedicato alla ricostruzione stessa. Il progetto, legato alle incalzanti esigenze di riedificazione, è un sistema leggero di elementi prefabbricati, efficace, di facile trasporto e immediato montaggio. La soluzione di tipo modulare, vincolata alla maglia spaziale quadrata di 3 metri di lato, è definita da un solaio a piastra e quattro pilastri d’angolo in calcestruzzo. Dalla sua declinazione derivano alloggi da 45 a 95 metri quadrati, aggregati nei tipi di edifici a schiera o collettivi richiesti dal bando. Il progetto, affidato all’impresa Bortolaso, conseguì anche vari riconoscimenti dall’AIP ma non fu mai realizzato. Il progetto 333 per il Repertorio Progetti Tipo per la Regione Lombardia (1978) ne costituisce il perfezionamento. Il sistema di prefabbricazione FacepCasa, prodotto dal 1977 dall’impresa Facep di Mantova, è stato progettato da Morassutti Associati. Il suo elemento base è un setto verticale prefabbricato in calcestruzzo armato della profondità del corpo di fabbrica, di dimensioni totali pari a 2,5 metri per 12 metri, con due testate per le facciate contrapposte e una mensola centrale per ogni parte a portare gli sbalzi di logge e ballatoi. Il modulo del sistema si basa su una griglia di 120 centimetri di lato, che regola il dimensionamento dei vari elementi prefabbricati e della distribuzione degli alloggi. La sua dimensione corrisponde a quella trasportabile su di un bilico. Con questo sistema, a Staranzano (Gorizia), nel 1979 sono stati realizzati due edifici prefabbricati a tre piani, con 42 alloggi di superfici da 45 a 100 metri quadrati. Il montaggio della struttura e dell’involucro hanno richiesto 21 giorni lavorativi, pari, in riferimento al numero degli alloggi, alla costruzione al rustico di 2 alloggi/giorno. Il sistema di prefabbricazione FacepCasa è stato anche impiegato per la parziale ricostruzione di Castelnuovo di Conza (Salerno), danneggiato dal terremoto dell’Irpinia del 1980. La realizzazione è il risultato dell’aggiudicazione del concorso-appalto organizzato da Il Giornale di Indro Montanelli, che promosse una sottoscrizione dei lettori per finanziare l’iniziativa con quattro miliardi di lire. Il progetto conta 54 alloggi di tre tipi, da 46 a 91 metri quadrati, in 7 edifici di due piani su seminterrato, costruito con caratteristiche antisismiche in 14 mesi dalle imprese Marani e Facep. L’insediamento è disposto su un pendio terrazzato che permette a tutti gli alloggi la stessa esposizione e veduta.

Centro Istruzione IBM a Novedrate

Il Centro Istruzione IBM a Novedrate, progettato nel 1969 da Morassutti Associati con Aldo Favini e costruito nel 1973 dall’impresa Gadola, è ora occupato dall’università e-Campus che si serve del complesso, utilizzandone sia la struttura didattica che le residenze e i servizi. Sembra questa la miglior prova fornita da un’architettura progettata per il personale e i clienti IBM Italia quarant’anni fa. Questo progetto coincide con l’allargamento dello studio professionale di Bruno Morassutti a “Morassutti & Associati architetti”, attivo sino al 1980, del quale fanno parte Mario Memoli e Maria Gabriella Benevento con Giovanna Gussoni. Il complesso, costruito in acciaio COR-TEN, cemento armato ordinario e cemento armato precompresso, rivestito in vetro e lamiera in origine anch’essa COR-TEN, è composto da12 blocchi di 24 camere, ciascuna sopra piastre di aule e laboratori didattici disposti in successione, e 2 unità di servizi generali a contatto con il parco della adiacente villa settecentesca.

I blocchi residenziali, sorretti e suddivisi da scale o ascensori, si susseguono in lunghezza, mentre le piastre a terra sono unite da percorsi orizzontali in ferro e vetro, una terrazza aperta di copertura le separa dai blocchi sospesi. Area ed edifici sono tuttora un luogo di notevole valore ambientale. Buona parte del carattere del centro IBM deriva infatti dall’accurato rapporto che il grande complesso intesse con la villa settecentesca e il suo parco nel paesaggio della sponda orientale della valle del Seveso. Per le caratteristiche della costruzione la Giuria internazionale della Convenzione europea della costruzione metallica assegnava, nel 1975, a Bruno Morassutti e a Aldo Favini il Premio Cfcm Italia, per il “bell’esempio dei vantaggi delle strutture metalliche modulate in combinazione con il cemento armato, che interessa un vasto campo di applicazione”.

L’unità ripetuta, che scandisce la costruzione nelle differenze del sito, è il principio del progetto del centro IBM. Si insiste qui sulla ricerca di Morassutti di unità nella variazione che costituisce anche il nocciolo tematico del condominio le Fontalle a San Martino di Castrozza e del progetto InArch Domosic, con Enzo Mari, una ricerca di arte programmata sulla ripetizione del modulo e sulla sua variazione razionale. In questa opera si configura pienamente l’idea di un’architettura per le istituzioni o le corporation come grande funzione collettiva di uso pubblico. Una complessità manifestatasi per la prima volta come ricerca nel concorso per la sede di un partito politico a Roma (1954-60), progettato con Mangiarotti, per poi dispiegarsi nei progetti degli anni Settanta in Morassutti Associati, poi riaffermata nel piano di sviluppo turistico del Monte Vallecetta a Bormio (Sondrio, 1969), assieme al coevo progetto di concorso per la nuova Università di Bruxelles (1969). Gli stessi principi sono praticati nel progetto vincitore del concorso per il centro residenziale dell’Università di Padova, in cui l’articolazione del Centro IBM si sviluppa nel complesso didattico e residenziale per 600 studenti con blocchi alti 9 piani, opposti alle piastre mono piano delle aule e ai piani terra del circolo studentesco e della mensa.

Altri esempi si ritrovano nei progetti degli anni Settanta di edifici polifunzionali, amministrativi, carceri giudiziarie e scuole in tutt’Italia, per l’Ecole Nationale d’Administration di Cheraga (Algeria, 1978) e nel concorso per il progetto-tipo di edifici scolastici per la Regione Lombardia (1979), in cui il sistema delle relazioni fra blocchi edilizi giustapposti e corpi di fabbrica al piano terreno si dispiega in una serie di corti innervate dai tracciati. In tutti questi lavori si esprime l’articolazione delle funzioni nell’architettura degli edifici pubblici, in una composizione che si avvale di elementi e volumi ben individuati sul piano degli usi e della rappresentatività. Questa idea si riproduce nella rete delle relazioni fra le parti, non disgiunta dal modello di trasparenza istituzionale e dall’aspirazione a un ordinamento sociale non totalizzante, chiaramente utilizzabile.

Proprio per questo è necessario concludere ricordando che l’ex centro istruzione IBM è stato occasione della richiesta del sindaco di avere a Novedrate, nell’ottobre del 2013, la tappa conclusiva della mostra itinerante del Politecnico di Milano, assieme all’organizzazione di un convegno per celebrare i quarant’anni dalla sua costruzione. Si è decretato così il riconoscimento pubblico di un’opera di architettura contemporanea da parte della comunità che quotidianamente ne constata la permanenza attiva e il valore nella sua vita locale.

Questo articolo è stato pubblicato in l’industria delle costruzioni 484 – Sul dettaglio in architettura – marzo/aprile 2022

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