Ripensare la pianificazione portuale

saggio introduttivo

Rosario Pavia

Il nostro Paese, nonostante la sua centralità geografica nel Mediterraneo, l’estensione delle sue coste e la numerosità dei porti non si riconosce pienamente nell’economia del mare, nelle sue risorse, nella sua cultura. Lo vediamo, ad esempio, nella disattenzione dei nostri governi nei confronti della definizione delle ZEE, le Zone Economiche Esclusive, entro i cui confini uno Stato può esercitare diritti di esplorazione, sfruttamento e conservazione delle risorse presenti nel mare e nel suo sottosuolo. Il nostro Paese è un mosaico di porti: 16 Autorità Portuali di Sistema, 58 porti. Il trasporto marittimo è un settore importante per la nostra economia, per la produzione industriale, per i consumi, per l’export, per l’importazione di materie prime, per il fabbisogno energetico. Eppure il settore appare bloccato, da tempo la movimentazione delle merci si mantiene intorno ai 500 milioni di tonnellate e 10 milioni di contenitori all’anno. I dati rivelano un limite operativo difficile da incrementare, un sistema portuale funzionale alle esigenze del territorio nazionale ma non in grado di svolgere in modo significativo attività di servizio nei confronti dei paesi del centro e nord Europa.

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