15 October 2025

Il Distretto del Contemporaneo di Roma. Un nuovo modo di leggere e di ascoltare la città

dalla rubrica ARGOMENTI

Nelle mappe distribuite negli uffici comunali, quelle che descrivono Roma capitale, è raffigurato soltanto il centro storico: il palazzo della Farnesina e la vasta ansa nord del Tevere sono assenti, come se non esistessero. È innegabile che nell’immaginario collettivo, Roma è sempre la grande culla del mondo antico, un prezioso scrigno di antichi monumenti e capolavori, chiuso nel perimetro del centro storico, oltre il quale si estenderebbe una periferia senza storia né fascino. Ma potevamo davvero pensarla così? Dovevamo ridurre a una mera appendice l’ingresso monumentale di Roma, là dove la via Cassia e la via Flaminia, dopo aver visto passare condottieri e imperatori vittoriosi, papi e grandi figure della storia, giungevano a Ponte Milvio? Lì dove il visitatore si trova all’improvviso dinanzi a un paesaggio di suggestiva bellezza: Monte Mario con i suoi boschi e il verde rigoglioso a destra, Monte Antenne e Villa Glori a sinistra. Dove può affacciarsi sul Tevere che scorre libero, senza muraglioni a soffocarne il respiro, incorniciato da una natura ricca e lussureggiante, quasi un’oasi segreta. Ci sembrò evidente che occorreva osservare con uno sguardo nuovo il Palazzo della Farnesina e il territorio circostante. Nessuno dei miei colleghi conosceva davvero la storia di quell’edificio. Tutti lo ritenevano progettato e completato prima della Seconda guerra mondiale per una funzione amministrativa poco diversa da quella attuale. Chiesi a Paolo Portoghesi di ricostruirne l’evoluzione, svelando a noi diplomatici il suo singolare destino. Progettato dagli architetti Enrico Del Debbio, Vittorio Ballio Morpurgo e Arnaldo Foschini, il palazzo fu al centro di un lungo dibattito sulla sua collocazione: inizialmente destinato ai Fori Imperiali, poi previsto lungo il viale Aventino, trovò infine la sua sede definitiva nell’area della Farnesina, a fianco al Foro Italico completato in quegli anni. I lavori iniziarono nel 1939, ma la guerra li interruppe nel 1943. Solo nel 1956, con il nuovo governo repubblicano, si decise di completarli, riaffidando l’incarico agli stessi architetti e confermandone la destinazione a sede del Ministero degli Affari Esteri. Il nostro ministero si rivelava così una cerniera temporale tra due epoche, un ponte sospeso tra la prima e la seconda metà del secolo.

Alcune architetture del Distretto del Contemporaneo: il Palazzetto dello Sport, il Villaggio Olimpico, l’Auditorium Parco della Musica e il Museo MAXXI

Questa sua duplice natura mi spinse a guardarlo come un moderno Giano bifronte, rivolto simultaneamente al passato e al futuro. Era in fondo questa identità sospesa nel tempo ad aver ispirato la nascita della Collezione Farnesina, pensata per restituire, tra le sue mura, il ricco e complesso panorama artistico italiano della prima e della seconda parte del Novecento fino ai nostri giorni Si trattava di guardare all’architettura con una prospettiva unitaria. Da un lato, le realizzazioni della prima metà del Novecento – il complesso sportivo del Foro Italico, il Palazzo della Farnesina, il Ponte Flaminio, il Teatro Olimpico – dall’altro, i monumenti e i complessi sorti con le Olimpiadi del 1960 – il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio, il viadotto di Corso Francia – e le opere – l’Auditorium, la Moschea, il MAXXI – che, fino ai giorni nostri, continuano a ridisegnare l’interno dell’ansa del Tevere. Abbandonando l’abitudine storica di procedere per frammenti, come tessere di un mosaico, emergeva una visione complessiva dell’area che circonda l’ansa nord del Tevere. Questo quadrante di Roma appariva come un libro aperto sull’urbanistica e l’architettura del Novecento fino ai nostri giorni. Si delineava così un comparto urbano in cui prendeva forma l’immagine moderna e contemporanea della città, un museo a cielo aperto, vasto quanto il centro storico. Di fronte a questa ricchezza, era urgente dare un nome a quest’area, un nome che ne rivelasse la vocazione. Così nacque l’idea di “Distretto del Contemporaneo”, un’espressione che sintetizzava la volontà di raccontare Roma non solo come erede del grande patrimonio classico e custode di opere antiche, ma anche come città capace di proporre una visione moderna, creativa e proiettata verso il futuro.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 497 -La città che accoglie – giu/nov 2025

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