28 Marzo 2026
Intervista a Manuela Manenti
dalla rubrica ÓLTREGENERE, a cura di Lucia Krasovec-Lucas
Manuela Manenti è Commissario straordinario per gli alloggi universitari, noto come “Mr Housing” del
decreto Pnrr, per il Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur). Ha una lunga esperienza nella
gestione di progetti pubblici, inclusi interventi post-sismici in Abruzzo ed Emilia-Romagna, ed è
Consigliere delegato dal febbraio 2024 per la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa.
È stata presidente delle commissioni di valutazione per il riesame dei progetti presentati nell’ambito
del bando Sport e Periferie per gli anni 2023, 2024 e 2025 e per Sport e Salute per l’anno 2025.
In relazione al suo incarico di Commissario straordinario, che ruolo gioca secondo lei il recupero del patrimonio edilizio esistente nel trovare adeguata offerta di alloggi per gli studenti?
Un ruolo importante, e una grande opportunità. Le Università sono destinate a crescere, ad espandersi, e quindi anche ad occupare spazio. Ma più spazio occupato potrebbe diventare
consumo del suolo, mentre recuperare strutture che già esistono, e che sono inutilizzate, è una crescita virtuosa, che non interferisce con lo sviluppo urbanistico della città, anzi l’accompagna. Recuperando e valorizzando edifici e strutture che già esistono – così come stiamo facendo grazie anche alle risorse del Pnrr – permettiamo alle comunità universitarie di integrarsi al meglio con la città, di essere anche modello di rigenerazione urbana. E gli Atenei così possono svolgere anche un ruolo di stimolo culturale, di rinascita e riscatto di zone degradate. Se si entra in quest’ottica di recupero, anche quando ha altre finalità come l’ospitare aule o laboratori, si finisce poi con l’individuare più facilmente nuove situazioni per gli alloggi degli studenti fuorisede.
Ricordo che il bando per l’housing, il 481/24, grazie al Pnrr, è specificatamente rivolto a interventi di manutenzione straordinaria, al recupero, alla ristrutturazione edilizia e urbanistica, al restauro e al risanamento. Ma anche alla demolizione e ricostruzione, trasformazione, ampliamento e abbattimento delle barriere architettoniche. E poi adeguamento a requisiti di sicurezza ed efficienza energetica. Certo, non abbiamo escluso anche di costruire palazzi nuovi, ma sempre su terreni già urbanizzati e antropizzati, dunque sempre brownfields, perché la priorità sono gli alloggi per gli studenti, senza tuttavia danneggiare l’ambiente. Principalmente si incentiva il recupero del patrimonio edilizio
esistente. E circa il 60 per cento delle proposte riguarda residenze con meno di 50 posti letto.
Ciò potrebbe costituire una risorsa importante per abbattere i costi d’affitto? In molte città europee, da Vilnius a Porto, da Atene a Valencia e altre, l’affitto medio di una stanza varia da
200 a 350 euro.
È quello che vogliamo. Il primo obiettivo è realizzare gli alloggi per gli studenti, ma poi ci saranno ricadute virtuose su tutto il mercato immobiliare. E infatti abbiamo previsto delle misure ad hoc. La gestione delle residenze universitarie deve avere durata di 12 anni. E questo tramite l’applicazione di tariffe calmierate che variano a seconda di dove si trova la residenza – anche all’interno dello stesso Comune – come della vicinanza alle sedi universitarie, delle superfici messe a disposizione di ciascun studente, dei servizi offerti dal gestore. Tra le altre misure previste dal bando anche la soglia del 30 per cento dei posti letto da riservare agli studenti Dsu (meritevoli e privi di mezzi). Per i primi tre anni saranno applicate tariffe Dsu, mentre per gli anni successivi sono previste tariffe ridotte del 25 per cento rispetto alla tariffa media che viene calcolata attraverso i parametri dal simulatore della Cassa depositi e prestiti. Un’agevolazione importante.
Ci sono vari punti di vista sulla situazione attuale in relazione al Decreto ministeriale del 26 febbraio 2024 (Pnrr), quale risultati ci aspettano entro il 30 aprile 2026? È percorribile l’ipotesi di coinvolgere maggiori attori nella realizzazione dei posti letto facendo aderire anche gli atenei e i comuni e altri enti territoriali, ad esempio? O collaborazione tra Istituti di Istruzione Superiore ed enti locali per garantire condizioni di locazione equitative per gli studenti locali e non?
Lavoriamo con la logica di quella che viene definita “del buon padre di famiglia”, che è il criterio generale indicato dal legislatore. E fino ad ora i risultati sembrano averci premiato perché sono oltre 62.000 i posti letto previsti dalle proposte ricevute, a fronte di un obiettivo già molto ambizioso di 60mila. Nel bando 481/24 abbiamo previsto che possano presentare domanda tutti gli operatori economici che vogliono gestire un housing e perciò anche i soggetti privati. Stiamo lavorando su due linee di intervento, proprio per permettere a tutti i proponenti di mettere a disposizione i loro housing per il raggiungimento del target previsto dal Pnrr. Il bando è stato aperto ovviamente anche agli atenei, ai Comuni e altri enti territoriali, che tuttavia hanno presentato un numero esiguo di domande, probabilmente per oggettive difficoltà burocratiche che non hanno permesso di aderire nei tempi fissati dal Pnrr.
Si potrebbe ipotizzare una sperimentazione di costruire sul costruito (ovvero recuperare spazi già pronti e a disposizione in quanto non funzionanti da poco tempo e quindi ancora performanti) che possa dare risposta concreta agli studenti e alla comunità per un abitare sostenibile che riguardi non solo la qualità delle residenze ma anche quella dello spazio pubblico? (dichiarazione dell’Unione degli Universitari – Udu del 17/03/2025 per cui ci sono 46.193 posti letto disponibili su 900.000 studenti fuorisede).
Il bando Pnrr è rivolto ai gestori pubblici e privati di residenze universitarie, che rappresentano un elemento puntuale nello spazio urbano, e prevede già il rispetto dei criteri Dnsh (Do No
Significant Harm) secondo i quali gli interventi non dovranno arrecare danni significativi all’ambiente. Oltre a questo, è indicata l’eventuale riqualificazione e rifunzionalizzazione di edifici esistenti, compresi naturalmente quelli che sono già disponibili per essere messi a disposizione degli studenti, perché non utilizzati solo da poco tempo.
Cosa ne pensa della proposta presentata a Bruxelles dalla Conferenza dei collegi universitari di merito – Ccum a maggio scorso per l’istituzione dei Collegi universitari di merito come best practice già presente (57 strutture in 18 città italiane) riconosciute e accreditate dal Ministero dell’Istruzione (sistema educativo e abitativo integrati, come maggiore garanzia di qualità abitativa, formativa e di inclusione)?
Sono stata nominata Commissario straordinario per gli alloggi universitari dal Mur, Ministero dell’Università e della Ricerca, ma non faccio parte del Mur e neanche del Ministero dell’Istruzione, che lei cita. La mia funzione, da tecnico, è legata a compiti precisi, e non entro nel dettaglio di iniziative che non riguardano questi compiti, e che peraltro non conosco a sufficienza. Ma posso dire che il concetto di integrazione, nelle città, è obiettivo attuale, moderno, e la qualità di vita nelle abitazioni è qualità di vita in generale, non solo abitativa e di formazione, non solo di inclusione, anche oltre.
Questa esperienza potrebbe dare spunti sensibili in materia legislativa sulla rigenerazione in senso ampio?
Sì, certo. Le buone esperienze fanno da riferimento ad altre esperienze, o a nuove leggi, e contribuiscono potenzialmente a migliorare le soluzioni urbanistiche. Il Paese, nelle sue diverse sensibilità, ha accolto favorevolmente il bando Pnrr sull’housing universitario e questo è indicativo del consenso che un approccio di recupero sta suscitando. La rigenerazione
urbana è il percorso da preferire perché mette insieme tutti gli elementi dell’efficienza e della qualità della vita, dalla sostenibilità al benessere del vivere in casa, dall’uso di energia pulita al decoro degli edifici, fino a una migliore connessione con i servizi della città, a cominciare dai trasporti. Elementi che sono ormai considerati qualificanti di una città a misura d’uomo.




Viste del Tietgen Dormitory a Copenhagen, progettato dagli architetti danesi Lundgaard & Tranberg.
Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 498 – Nuovi modi dell’abitare – dic/mag 2025
Abbonati alla rivista per accedere alla versione integrale di questo contenuto
Articoli correlati
La risposta della Spagna all’emergenza abitativa: l’architettura come leva di trasformazione
La nuova sede Deloitte presso la Fiera del Levante a Bari: un nuovo motore di rigenerazione urbana
Renzogallo. Di varchi e di aperture




