31 Marzo 2026

Castel Headquarters ad Addis Abeba di Westway Architects

dalla rubrica ARCHITETTURE MADE IN ITALY NEL MONDO

Il percorso virtuoso che ha portato alla realizzazione dell’edificio sede dell’Headquarter BGI nasce dalla volontà comune della committenza (Castel Group, società francese con 5,5 miliardi di fatturato e 640 milioni di bottiglie all’anno) e del contractor (Elmi Olindo), di cogliere l’occasione della necessità di allocare nuovi uffici dell’azienda per trasformare l’esigenza funzionale in qualcosa di più. L’impegno condiviso, sin da subito, è stato indirizzato alla ricerca di una soluzione di progetto che, pur fondandosi su una forte aderenza al preciso programma funzionale, trovasse ragioni più profonde, per segnare un diverso passo rispetto a quanto si può osservare nella città. Lo studio del contesto è stato, quindi, la chiave di volta in questo percorso: analizzata l’area a disposizione, era evidente che non si potesse intervenire altro che sul suo margine, verso la strada principale. Questo non per una volontà autocelebrativa dell’azienda, ma per una mera occasione di spazio utile allo scopo: la restante parte del lotto, infatti, era già tutta votata alla produzione e non sarebbe stato possibile inserire un nuovo elemento costruito nel fitto susseguirsi di volumi produttivi esistenti. Si trattava, quindi, di costruire sul bordo, sul confine, andando a definire la relazione tra l’interno del lotto, dedito alla produzione, e la città. La birra è stata lo spunto per un racconto fatto di movimento e colore, nel tentativo di catturare questi elementi e fissarli sulla facciata dell’edificio, in modo da definirne il senso. A dare forza a questa rappresentazione, la particolare foratura delle porzioni di schermatura, realizzate accanto a quelle vetrate, che caratterizzano la facciata. Questa trama, apparentemente casuale, trova nei diversi diametri del corpo della bottiglia usata per la birra le ragioni di una alternanza che ricorda il movimento casuale delle bollicine, miscelandosi poi in alto con il logo della società che ha nel grappolo d’uva la propria immagine, unendo di fatto le due anime dell’azienda, quella della birra con quella del vino. Dovendo definire gli accessi all’edificio, si è riflettuto su cosa significasse l’atto di “entrare” nella cultura architettonica locale. Il riferimento principale sono state in tal senso le chiese interrate di Lalibela, a cui si accede da uno spazio perimetrale connesso con l’esterno per via di uno stretto canale-corridoio molto scuro e da cui appare la luce del fondo a illuminarne il percorso. Ciò si è tradotto nel grande portale a tutta altezza che segna, sui due fronti, attraversando l’edificio quindi, l’ingresso a terra come pure il terrazzo in sommità, riunendo in un unico elemento identitario l’intero fabbricato. Altro fattore fondamentale nella concezione del progetto è stata l’esigenza di dover definire un tratto di fronte urbano in un punto in cui la città si rinnova, con l’arrivo di una nuova infrastruttura della mobilità. La relazione con essa, per via della presenza di una stazione proprio di fronte al sito, è stata fondamentale nella definizione planimetrica dell’edificio, che piega, sagomandosi, proprio per accogliere la scala e l’ascensore della fermata. Ulteriore spunto, ricevuto dalla committenza, è stato la richiesta di integrare anche degli alloggi che potessero arricchire il programma funzionale dell’intervento. La presenza di funzioni così diverse all’interno dello stesso edificio ha permesso di articolare in maniera più convincente e meno tradizionale la partitura della facciata: si è optato quindi per collocare le abitazioni sulla sommità del corpo di fabbrica, sopra gli uffici. La diversa funzione è divenuta occasione per articolare l’attacco al cielo, dove la facciata continua si smaterializza in una sequenza varia di terrazze su uno o due livelli. A completamento del mix funzionale, un’importante area destinata al fitness al sesto piano e un club per la degustazione della birra e del vino prodotti dal gruppo, dotato di una terrazza che permette di traguardare l’intorno e contemporaneamente il lontano profilo delle montagne che circondano la città. Per quanto riguarda le scelte costruttive, il primo passo è stato individuare un ritmo strutturale che garantisse di integrare le funzioni di parcheggio al piano terra, degli uffici e infine delle abitazioni in cima, rendendo possibile il coinvolgimento dell’elemento strutturale nella definizione dell’immagine complessiva.

Viste esterne dell'edificio e della facciata ispirata ai colori e al “movimento” della birra

La facciata è stata pensata con una soluzione tecnica che potesse essere concretizzata con il più leggero dei materiali, considerando la relazione tra la grande superficie da realizzare e la necessità di importarne il materiale, con evidenti esigenze di contenimento del peso per un trasporto in container dall’Italia. La selezione si è indirizzata verso un sistema di facciata ventilata con lastre di gres sottile, rinforzate sul retro con rete di fibra di vetro, al fine di poter creare una superficie sostanzialmente continua, che fungesse da sfondo potente ma neutro rispetto alla geometria dei segni. Il fondo scuro della facciata ventilata, con il ritmo geometrico continuo, è la matrice su cui si alternano gli imbotti dorati delle finestre. Questi sono stati realizzati in diverse tipologie, ma sulla base di criteri costruttivi unitari, facendo uso di pannelli multistrato di alluminio opportunamente preincisi, realizzati su disegno in Italia e trasportati in fogli grandi ma con ridotto sviluppo volumetrico, da assemblare in loco prima del montaggio. Per sottolineare gli elementi volumetrici che definiscono l’edificio, cioè le scale laterali e i due corpi uffici, di cui quello est connesso con il corpo centrale delle connessioni verticali, sono state utilizzate alte partizioni traslucide in blocchi di vetro-cemento che hanno permesso di contrastare fortemente l’opacità della facciata ventilata e scura. Di notte queste pareti vetrate si trasformano in grandi lampade verticali alla scala dell’edificio. Il layout distributivo degli interni permette di integrare i diversi gruppi di lavoro in base all’organigramma dell’azienda e, nel frattempo, garantire una chiara distribuzione delle funzioni di servizio all’interno di un corpo di fabbrica con un elevato livello di efficienza in termini di rapporto tra spazi utilizzati e percorsi. Ne deriva la netta distribuzione in due ali, che contengono gli uffici, e il corpo centrale, con funzioni di servizio quali le connessioni verticali, le reception-segreterie di piano, i servizi igienici e i vani tecnici. Per garantire l’indipendenza funzionale dei piani residenziali (sesto e settimo) e al contempo una necessaria ulteriore via di fuga dalle due ali di uffici, sono stati concepiti, poi, due volumi verticali con scala e ascensore, opportunamente distinti dai corpi principali e usati formalmente come elementi di inizio e fine dell’edificio, segnalati sia dal distacco con la grande parete verticale in vetrocemento, sia dalla diversa finitura in cemento armato faccia- vista ma dipinta dello stesso grigio della facciata in gres. L’intero edificio è stato oggetto di un’attenta riflessione illuminotecnica che, innanzitutto, potesse garantire per gli uffici la massima flessibilità, senza soluzioni vincolanti, attraverso una maglia regolare di led-panel che offrono un’omogeneità di luce tale da permettere il libero posizionamento delle postazioni di lavoro. Al fine di garantire la consapevole fruizione all’interno dell’edificio, tra i vari piani e nelle diverse aree, il progetto si è anche concentrato sulla definizione di un sistema di orientamento sin da subito integrato nel disegno complessivo degli interni.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 498 – Nuovi modi dell’abitare – dic/mag 2025

Abbonati alla rivista per accedere alla versione integrale di questo contenuto

Articoli correlati

La risposta della Spagna all’emergenza abitativa: l’architettura come leva di trasformazione

La nuova sede Deloitte presso la Fiera del Levante a Bari: un nuovo motore di rigenerazione urbana

Renzogallo. Di varchi e di aperture