28 Ottobre 2025

Milano e la crescita urbana: finanziarizzazione e territorializzazione alfa vs accoglienza

dalla rubrica ARGOMENTI

Negli ultimi decenni, Milano ha subito una trasformazione urbana profonda, evolvendo da un centro industriale a una città globale caratterizzata da una forte finanziarizzazione del mercato immobiliare e da un modello di sviluppo che segue dinamiche di territorializzazione alfa. Due studi recenti, quello di Anselmi e Vicari (2020) e di Briata e Di Vita (2024), analizzano questi processi, offrendo una visione dettagliata delle strategie politiche ed economiche che hanno ridefinito il tessuto urbano milanese. Secondo Anselmi e Vicari, lo sviluppo di Milano negli ultimi trent’anni può essere compreso attraverso il concetto di “macchina della crescita” (growth machine). L’area di Porta Nuova, in particolare, rappresenta un caso emblematico: dopo anni di tentativi falliti di riqualificazione a causa di conflitti tra attori politici e mancanza di investimenti, un nuovo assetto istituzionale e una coalizione tra attori finanziari e real estate hanno permesso la realizzazione del progetto. Il successo di Porta Nuova non è stato casuale, ma il risultato di un mutamento nel sistema di governance urbana. La crescente integrazione di Milano nei flussi globali di capitale ha portato all’adozione di strategie economiche mirate ad attrarre investitori internazionali. Le modifiche normative e la ristrutturazione del sistema intergovernativo italiano hanno facilitato questo processo, permettendo agli attori locali di adattarsi alle esigenze degli investitori esteri. Un elemento chiave del processo è stato il coinvolgimento di Hines Italy, filiale del colosso immobiliare statunitense, che ha giocato un ruolo decisivo nel consolidare le proprietà frammentate e nel rilanciare il progetto. Questo ha dato il via a una nuova fase dello sviluppo urbano milanese, basata su una forte interazione tra il capitale finanziario globale e le politiche urbane locali. Parallelamente al fenomeno della finanziarizzazione, Briata e Di Vita introducono il concetto di “territorializzazione alfa” per spiegare la crescente polarizzazione socio- spaziale di Milano. Questo fenomeno, che si osserva nelle grandi metropoli globali, si riferisce alla creazione di aree esclusive per i super-ricchi, spesso in contrasto con le necessità della popolazione locale. Il concetto di “Città Alfa” fa riferimento alla classificazione del Globalization and World Cities Research Network (GaWC), che valuta le città globali in base al loro grado di connessione con i flussi economici e finanziari internazionali. Secondo questo ranking, le città si suddividono in diverse categorie: Alpha++ (es. Londra, New York), Alpha+ (es. Parigi, Tokyo), Alpha (es. Milano, Amsterdam). Milano rientra nella categoria Alpha, posizionandosi come la città italiana più influente a livello internazionale, grazie alla sua forte specializzazione economica, alla presenza di multinazionali e al ruolo di hub finanziario e culturale del Paese. Il capoluogo lombardo ha visto un incremento significativo degli investimenti immobiliari di lusso, con progetti come CityLife e Porta Nuova che hanno attirato capitali internazionali e contribuito a un aumento dei prezzi del mercato immobiliare.

Vedute dell’area di Porta Nuova a Milano. Foto: Anna Bonvini

Questo ha portato a fenomeni di esclusione socio- economica e alla creazione di veri e propri “quartieri fantasma”, abitati solo per pochi mesi all’anno da investitori stranieri. Un elemento distintivo della territorializzazione alfa a Milano è la combinazione di sviluppo immobiliare di lusso con la crescente attrazione della città per il settore creativo e della conoscenza. Quartieri come Zona Tortona hanno subito un processo di gentrificazione legato alla presenza di industrie creative, attratte da eventi come la Design Week e la Fashion Week. Tuttavia, questo sviluppo non ha portato a un’inclusione sociale, bensì a una crescente diseguaglianza nella distribuzione delle risorse urbane. L’analisi congiunta dei due studi suggerisce che Milano sta seguendo un modello di crescita tipico delle città globalizzate, in cui la competizione per attrarre capitali ha portato a una profonda trasformazione del tessuto urbano. Se da un lato questi processi hanno permesso alla città di rafforzare il suo ruolo economico, dall’altro hanno accentuato le disuguaglianze e posto nuove sfide per le politiche urbane. Le implicazioni di questi fenomeni sono molteplici. La crescita del mercato immobiliare di lusso e la riduzione dello spazio pubblico accessibile rischiano di compromettere l’equilibrio sociale della città. Al contempo, la dipendenza dai capitali globali solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di questo modello di sviluppo. L’afflusso di capitali internazionali ha trasformato Milano in un laboratorio di sperimentazione urbanistica e finanziaria, con la creazione di quartieri verticali e poli direzionali. Tuttavia, questo sviluppo è stato guidato prevalentemente da logiche di investimento piuttosto che da un’effettiva domanda abitativa o da esigenze della popolazione locale. Le grandi risorse economiche introdotte dai fondi di investimento hanno avuto effetti ambivalenti; da un lato benefici economici: maggiore attrazione di imprese, crescita dell’occupazione nei settori finanziario, tecnologico e creativo, e un incremento del turismo di lusso, dall’altro effetti negativi: gentrificazione accelerata, incremento dei costi abitativi e riduzione dello spazio pubblico accessibile. Ciò che rimane ai cittadini è una città in trasformazione, dove i nuovi spazi urbani sono sempre più orientati al business e meno alla vita quotidiana delle persone. Il dibattito su come Milano possa bilanciare crescita economica, accoglienza e inclusione sociale rimane aperto. Sarà fondamentale adottare strategie di pianificazione urbana che tengano conto non solo delle esigenze degli investitori, ma anche di quelle della cittadinanza, per evitare che la città diventi un mero “parco giochi” per le élite finanziarie globali, perdendo la sua identità e il suo ruolo di polo culturale e sociale per tutti i suoi abitanti.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 497 – La città che accoglie – giu/nov 2025

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